Oggi è la parola

Quando?
Mercoledì, 14 Novembre 2018
Giovedì – XXXII settimana T.O. (Fm 7-20 / Sal 145 / Lc 17, 20-25)   Alla domanda posta dai farisei a Gesù: <Quando verrà il regno di Dio?> (Lc 17, 20) sembra dare una bellissima risposta l’apostolo...

Ultime news

E' uscito un articolo di fr. MichaelDavide su La Croix: <Rinunciare a ogni forma di clericalismo>... ne trovate sul menù...

Giovedì – XXXI settimana T.O.

(Fil 3, 3-8 / Sal 104 / Lc 15, 1-10)

 

Le due parabole raccontate da Gesù se parlano, come sempre, di cose della terra perché fanno parte dell’esperienza quotidiana, in realtà sono poste sotto lo sguardo del cielo. Il dramma della pecora perduta e della moneta smarrita è come se fossero seguiti – minuto dopo minuto – da tutta la corte celeste e, primi fra tutti, gli <angeli di Dio> (Lc 15, 10). Alla fine c’è un respiro di sollievo che è un sospiro di <gioia> ritrovata che fa dimenticare tutte le angosce ed ogni dramma. Il Signore Gesù ci racconta la storia della gioia di Dio che è così legata alle nostre piccole storie. Non solo, il Signore Gesù ci chiede di entrare nella storia di Dio che è sempre aperta alla ricerca di ogni uomo e pronta ad accompagnare ogni umano cammino per quanto tortuoso e dimenticato. La prima cosa di cui il Signore vuole rassicurarci è del fatto che, nonostante le apparenze e i sentimenti, non c’è nessun passaggio della nostra esistenza che sia così solitario da non essere remotamente accompagnato da uno sguardo.

Le parabole che il Signore Gesù racconta sono più che una proposta una vera risposta. Prima di tutto sono la spiegazione di ciò che sta avvenendo sotto lo sguardo di quanti lo guardano, o con ammirazione o con circospezione: <si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo> (15, 1). In seguito le parabole sono una risposta a quanti non riescono a sopportare l’effluvio di grazia e di amore che si è creato attorno al rabbi di Nazaret. Costoro, invece di rallegrarsi, non riescono che a preoccuparsi tanto che <mormoravano> per un motivo che indica come si pongano agli antipodi non solo di ciò che Gesù dice, ma di ciò che Gesù è: <Costui accoglie i peccatori e mangia con loro> (15, 2). È come se, per i farisei, non fosse possibile una storia di gioia e non fosse augurabile una rivelazione di eccessiva gratitudine.

Così commenta Isacco della Stella: <Quando giunse l'ora della misericordia (Sal 101,15), il Buon Pastore discese da presso il Padre, come era stato promesso da sempre. Venne a cercare l'unica pecora perduta. Per lei era stato promesso da sempre, per lei è stato mandato nel tempo; per lei è nato ed è stato donato, essendo eternamente predestinato per lei. Lei è unica, tratta insieme dai giudei e dalle nazioni, presente in ogni popolo; è unica nel suo mistero, molteplice nelle persone, molteplice nella carne secondo la natura, unica nello Spirito secondo la grazia. Insomma, una sola pecora, e una folla innumerevole>1. Forse il vero problema degli scribi e dei farisei, molto simile al nostro, è di fare fatica ad accettare di avere bisogno di essere cercati con la stessa passione con cui il pastore cerca la pecora e la donna fa di tutto per ritrovare la sua moneta. Forse ci piace più l’idea di cercare, che di essere cercati, di salvare, che di essere soccorsi, di aiutare, piuttosto che di avere bisogno. La stessa vita dell’apostolo Paolo è cambiata proprio quando ha avuto bisogno di essere condotto per mano fino a Damasco dove ha potuto finalmente capire meglio il valore di ciò che riteneva essere <guadagno> fino ad aprirsi alla ricchezza di <una perdita a motivo di Cristo> (Fil 3, 7). Così la vita dell’apostolo divenne, a sua volta, la storia di una gioia ritrovata… ora tocca a noi di diventare una bella e vera parabola di gioia.



1. ISACCO DELLA STELLA, Discorsi, 35.