Oggi è la parola

Attendere… il vigore
Martedì, 11 Dicembre 2018
Mercoledì – II settimana T.A. (Is 40, 25-31 / Sl 102 / Mt 11, 28-30)   La promessa che ci viene ridonata attraverso le parole del profeta Isaia ci raggiunge al cuore del nostro più grande timore che è...

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E' uscito un articolo di fr. MichaelDavide su La Croix: <Rinunciare a ogni forma di clericalismo>... ne trovate sul menù...

San Lorenzo

(2Cor 9, 6-10 / Sal 111 / Gv 12, 24-26)

 

L’ultimo versetto del vangelo scelto dalla Chiesa per la festa del diacono Lorenzo assume una fulgida bellezza: <Se uno mi serve, il Padre lo onorerà> (Gv 12, 26). Nella tradizione iconografica anche Lorenzo viene sempre rappresentato come un giovane chiamato a scegliere tra la fedeltà alla sua fede e le leggi dello stato. Un combattimento che Lorenzo vive fino in fondo tanto da accettare il supplizio della graticola con indomita fortezza pur di non tradire Cristo e i poveri a lui affidati. Come si può ammirare nella tela di Tiziano nella Chiesa dei Gesuiti a Venezia, il fuoco che arde fuori di lui e che consumerà il suo bellissimo e fortissimo corpo sembra essere nulla davanti al fuoco che gli arde nel cuore e che traspare dal suo sguardo rivolto altrove, quasi facesse tutt’uno con quello del suo Signore. Nella vita di Lorenzo si assiste al dramma del donare la vita ma sempre si incontra questa fortezza propria dei martiri che è sempre frutto di una certezza che si trasforma naturalmente in una esigenza: <Dio ama chi dona con gioia> (2Cor 9, 7).

Questo donare con gioia (la tradizione dice essere stato al cuore della vita del diacono romano a cui era affidato il compito di gestire i beni della Chiesa di Roma per servire i poveri) conquista talmente la vita di Lorenzo fino a forgiarla proprio nella logica del dono che gli permette infine di dare la sua vita fedele alla parola del Maestro: <se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto> (Gv12, 24). Per questa sua disponibilità a dare tutto fino a darsi interamente, Lorenzo diventa come un seme di stelle nel firmamento della Chiesa e nel cuore dell’umanità. Proprio mentre nella “notte di san Lorenzo” ammiriamo e ci commuoviamo davanti alle stelle cadenti che rendono il cielo così invulnerabile e più vicino alla nostra fragilità, potremmo esprimere un desiderio: imparare a cadere come stelle. Imparare a vivere la nostra vita nel desiderio di seminare <con larghezza> (2Cor 9, 6).

Tertulliano diceva che <il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani> e questo vale di certo anche per il sangue versato da Lorenzo. Ma questo adagio patristico dovrebbe informare anche la nostra vita di credenti e di testimoni del vangelo: è la nostra capacità di donare <non con tristezza, né per forza> (9, 7) ma volentieri ad essere seme di “nuovi cristiani”. Ogni volta che festeggiamo un martire siamo richiamati a confidare di meno sulle parole per affidarci di più al linguaggio della vita donata senza troppe spiegazioni confidando che tale atteggiamento ci <onorerà> (Gv 12, 24). Sarebbe bello sentire rivolto a noi stessi questo verso lucente: <O uomo! Ecco, ogni giorno si compie in te l’equinozio di primavera: c’è un momento in cui fai fiori, un momento in cui fai stelle>1.

 



1. A. MERINI, Cantico dei Vangeli, Frassinelli 2006, p. 68.