Oggi è la parola

Attendere… il vigore
Martedì, 11 Dicembre 2018
Mercoledì – II settimana T.A. (Is 40, 25-31 / Sl 102 / Mt 11, 28-30)   La promessa che ci viene ridonata attraverso le parole del profeta Isaia ci raggiunge al cuore del nostro più grande timore che è...

Ultime news

E' uscito un articolo di fr. MichaelDavide su La Croix: <Rinunciare a ogni forma di clericalismo>... ne trovate sul menù...

Martedì – III settimana T.Q.

(Ez 47, 1-9.12 / Sl 45 / Gv 5, 1-16)

 

Una bella espressione di Massimo di Torino può aprire il nostro cuore ad entrare nell’accoglienza e far maturare la nostra personale risposta alla provocazione della Parola di Dio: <Allo stesso modo, oggi il Signore ha dato anche a noi la Quaresima affinché, per lo stesso numero di giorni, si aprano i cieli per inondarci dell'acquazzone della misericordia divina>1. Ed è proprio come un acquazzone di misericordia e di profonda esigenza che il Signore Gesù sembra irrompere nella vita di <un uomo che da trentotto anni era malato> (Gv 5, 5). A primo acchito la domanda posta dal Signore Gesù può suonare persino come un insulto: <Vuoi guarire?> (5, 6). La risposta del malato rivela la sua malattia più profonda e più grave: <Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita> e come se non bastasse aggiunge: <Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me> (5, 7). In una parola: la colpa è degli altri che non mi aiutano e che persino approfittano della mia lentezza per soffiarmi la possibile guarigione. La reazione del Signore è energica: <Alzati, prendi la tua barella e cammina> (5, 8). Si potrebbe intendere questo invito e comando del Signore così: <Datti da fare e non piangerti più addosso, ma rimettiti in piedi e fa’ tutto quello che puoi fare>.

Accanto alla piscina di Betzatà da sempre c’era un mare di gente in difficoltà che cercava la guarigione e il sollievo in un intervento miracoloso a cui si mescolava una buona dose di supertizione e, soprattuto, una certa difficoltà ad assumere le proprie responsabilità e a cercare in tutti i modi, anche con l’aiuto degli altri, di guarire. La domanda posta dal Signore riguarda ciascuno di noi: vogliamo veramente guarire o, in realtà, siamo affezionati alle nostre malattie, alle nostre infermità, ai nostri disagi? Bisogna riconoscere che non è facile discernere fino in fondo e con chiarezza evidente tutto ciò, nondimeno il Signore ci offre un piccolo criterio di discernimento: il senso di responsabilità! Nella misura in cui scarichiamo sugli altri la colpa delle nostre sofferenze e non le viviamo come qualcosa che rivela il nostro cammino di responsabilità nei confronti del mistero della nostra vita, il rischio, non solo è quello di far finta di volere guarire, rimandando continuamente per <trentotto anni> (5, 5), ma persino di aggravarci: <Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio egli disse: “Ecco sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio> (5, 14)

L’insieme della rivelazione e il contesto globale del vangelo secondo Giovanni ci impediscono di interpretare questa “minaccia” di Gesù come la conferma di un nesso tra la malattia e il peccato, chiaramente negata (cfr. Gv 9, 1-3), ma come messa in guardia dalla tendenza a ripiegarsi su se stessi chiudendosi così al mistero della vita ed isolandosi dal suo flusso ristoratore e vivificante. Il profeta Ezechiele con la sua magnifica visione ci ricorda e ci rivela che non possiamo pensare di vivere pienamente se non ponendo la nostra esistenza sempre più <lungo il torrente> (Ez 47, 12). Nella misura in cui ci apriremo alla vita e non ci isoleremo dalle sue correnti anche la nostra esistenza <vivrà> e attorno a noi <tutto rivivrà> (47, 9).  C’è però una condizione ineludibile ed è quella di <attraversare> (Ez 47) senza paura anche quando l’acqua ci giungesse alla gola. Come spiega un autore contemporaneo: <Gesù guarisce attraverso la sua parola che mette il malato in contatto con la sorgente interiore che può scaturire dentro il suo cuore. Giovanni è convinto che la causa vera della malattia sta nel fatto di essere tagliati da questa fonte interiore, non si può essere guariti in modo completo e duraturo se non quando la vita fluisce dall’interno della persona e non dall’esterno>2.

 


1. MASSIMO DI TORINO, Discorso per la Quaresima; CC Sermone 50, 203.

2. A. GRUN, Jésus, la porte vers la vie, Bayard, Paris 2004, p. 74.