Oggi è la parola

Liberati e liberi
Lunedì, 24 Settembre 2018
Mercoledì – XXV settimana T.O. (Pr 30, 5-9 / Sl 118 / Lc 9, 1-6)   Il Signore Gesù richiede ai suoi apostoli di essere uomini liberi perché questa è la sola condizione per portare efficacemente...

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Martedì – III settimana T.Q.

(Ez 47, 1-9.12 / Sl 45 / Gv 5, 1-16)

 

Una bella espressione di Massimo di Torino può aprire il nostro cuore ad entrare nell’accoglienza e far maturare la nostra personale risposta alla provocazione della Parola di Dio: <Allo stesso modo, oggi il Signore ha dato anche a noi la Quaresima affinché, per lo stesso numero di giorni, si aprano i cieli per inondarci dell'acquazzone della misericordia divina>1. Ed è proprio come un acquazzone di misericordia e di profonda esigenza che il Signore Gesù sembra irrompere nella vita di <un uomo che da trentotto anni era malato> (Gv 5, 5). A primo acchito la domanda posta dal Signore Gesù può suonare persino come un insulto: <Vuoi guarire?> (5, 6). La risposta del malato rivela la sua malattia più profonda e più grave: <Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita> e come se non bastasse aggiunge: <Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me> (5, 7). In una parola: la colpa è degli altri che non mi aiutano e che persino approfittano della mia lentezza per soffiarmi la possibile guarigione. La reazione del Signore è energica: <Alzati, prendi la tua barella e cammina> (5, 8). Si potrebbe intendere questo invito e comando del Signore così: <Datti da fare e non piangerti più addosso, ma rimettiti in piedi e fa’ tutto quello che puoi fare>.

Accanto alla piscina di Betzatà da sempre c’era un mare di gente in difficoltà che cercava la guarigione e il sollievo in un intervento miracoloso a cui si mescolava una buona dose di supertizione e, soprattuto, una certa difficoltà ad assumere le proprie responsabilità e a cercare in tutti i modi, anche con l’aiuto degli altri, di guarire. La domanda posta dal Signore riguarda ciascuno di noi: vogliamo veramente guarire o, in realtà, siamo affezionati alle nostre malattie, alle nostre infermità, ai nostri disagi? Bisogna riconoscere che non è facile discernere fino in fondo e con chiarezza evidente tutto ciò, nondimeno il Signore ci offre un piccolo criterio di discernimento: il senso di responsabilità! Nella misura in cui scarichiamo sugli altri la colpa delle nostre sofferenze e non le viviamo come qualcosa che rivela il nostro cammino di responsabilità nei confronti del mistero della nostra vita, il rischio, non solo è quello di far finta di volere guarire, rimandando continuamente per <trentotto anni> (5, 5), ma persino di aggravarci: <Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio egli disse: “Ecco sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio> (5, 14)

L’insieme della rivelazione e il contesto globale del vangelo secondo Giovanni ci impediscono di interpretare questa “minaccia” di Gesù come la conferma di un nesso tra la malattia e il peccato, chiaramente negata (cfr. Gv 9, 1-3), ma come messa in guardia dalla tendenza a ripiegarsi su se stessi chiudendosi così al mistero della vita ed isolandosi dal suo flusso ristoratore e vivificante. Il profeta Ezechiele con la sua magnifica visione ci ricorda e ci rivela che non possiamo pensare di vivere pienamente se non ponendo la nostra esistenza sempre più <lungo il torrente> (Ez 47, 12). Nella misura in cui ci apriremo alla vita e non ci isoleremo dalle sue correnti anche la nostra esistenza <vivrà> e attorno a noi <tutto rivivrà> (47, 9).  C’è però una condizione ineludibile ed è quella di <attraversare> (Ez 47) senza paura anche quando l’acqua ci giungesse alla gola. Come spiega un autore contemporaneo: <Gesù guarisce attraverso la sua parola che mette il malato in contatto con la sorgente interiore che può scaturire dentro il suo cuore. Giovanni è convinto che la causa vera della malattia sta nel fatto di essere tagliati da questa fonte interiore, non si può essere guariti in modo completo e duraturo se non quando la vita fluisce dall’interno della persona e non dall’esterno>2.

 


1. MASSIMO DI TORINO, Discorso per la Quaresima; CC Sermone 50, 203.

2. A. GRUN, Jésus, la porte vers la vie, Bayard, Paris 2004, p. 74.