Oggi è la parola

Convertire… illuminare
Lunedì, 19 Febbraio 2018
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Martedì – VI settimana T.O.

(Gc 1, 12-18 / Sal 93 / Mc 8, 14-21)

 

Si crea sulla <barca> (Mc 8, 14) della Chiesa nascente, che si trova in mezzo al lago in viaggio da una sponda all’altra della storia e della realtà umana, un momento di grande panico: <Non abbiamo pane> (Mc 8, 16). Questa paura dei discepoli di morire di fame assume tutto il suo peso di panico ma si rivela anche alquanto patetica a partire dalla nota esplicitamente espressa dall’evangelista: <non avevano con sé sulla barca che un pane solo> (8, 14). In quest’annotazione apparentemente di cronaca spicciola e quotidiana, in realtà si dice tutta la sfida che continuamente si pone alla vita della Chiesa e di ciascun credente: credere fino in fondo e rimanere profondamente in pace proprio nella misura in cui abbiamo con noi il <pane solo> che è necessario per attraversare il mare della vita e raggiungere il porto della pace: la presenza del Signore Gesù dentro di noi e con noi, la forza di questa presenza nel più intimo di noi e al centro delle nostre relazioni di viandanti, di pellegrini, di naviganti. Come i discepoli anche noi siamo talmente presi dal panico del rischio di morire di fame - soprattutto a livello di sicurezza e di garanzia di sopravvivenza - da dimenticare perché totalmente assorbiti dalla paura di non farcela le <dodici> (8, 19) e le <sette> (8, 20) ceste di abbondanza di cui abbiamo già fatto esperienza nella nostra vita.

Ma c’è qualcosa in noi che è più forte della stessa esperienza ed è al cuore di questa nostra struttura così radicata di sfiducia, che ci raggiunge la parola accorata del Signore Gesù: <Non intendete e non capite ancora? … Avete il cuore indurito? Non vi ricordate?> (8, 17-18). Non c’è nessuna risposta a queste domande da parte dei discepoli così come noi stessi non siamo capaci di rispondere in modo adeguato ogni qualvolta veniamo presi dallo stesso panico, dalla stessa paura, dallo stesso sgomento di non avere a sufficienza per vivere pur avendo già fatto esperienza – più volte – di quel <dono perfetto che viene dall’alto> (Gc 1, 17) e che è capace di colmare la nostra vita in modo inaspettato proprio nei momenti in cui tutto ci sembra perduto. La parola dell’apostolo ci raggiunge e, in certo modo, ci ferisce: <Beato l’uomo che sopporta la tentazione, perché una volta superata la prova riceverà la corona della vita che il Signore ha promesso a quelli che lo amano> (1, 13). E sembra che l’amore venga proprio provato dal fatto di essere capace di non impanicarsi nel momento in cui viene messo alla prova.

Anzi, sembra che la prova sia una grande occasione per entra maggiormente e più veramente nel mondo di Dio, nella logica di Dio come <primizia delle sue creature> (1, 18). Ma questo sembra impossibile fino a quando gli <occhi> (Mc 8, 18) del nostro <cuore indurito> (8, 17) sono completamente assorti su noi stessi e sulla nostra sopravvivenza dimenticando il livello nutrizionale di quel <pane solo> (8, 14) che abbiamo dentro di noi. Lasciamoci trafiggere dalla parola del Signore Gesù: <Non capite ancora?> (8, 17). Chiediamoci con coraggio come mai non vogliamo capire lasciandoci prendere così spesso dal panico. Come mai questo <pane solo> non ci basta ancora e rischia, in realtà, di non bastarci mai?