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Sabato, 23 Settembre 2017
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XXIV Settimana del T.O.

(Col 3, 1-11 / Sl 144 / Lc 6, 20-26)

Le parole dell'apostolo Paolo possono essere una sorta di commento sub contrario delle parole usate dal Signore Gesù nel vangelo delle beatitudini che – secondo la redazione lucana – ingloba anche una serie di <guai a voi> (Lc 6, 24-26). L'apostolo invita con forza: <Mortificate dunque quella parte di voi che appartiene alla terra: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e quella avarizia insaziabile che è idolatria, cose tutte che attirano l'ira di Dio su coloro che disobbediscono> (Col 3, 5-6). Nel vangelo troviamo che il Signore <alzati gli occhi verso i suoi discepoli> (Lc 6, 20) non trova parole più belle da dire se non: <Beati voi>. Siamo così chiamati ad entrare nello sguardo che il Signore Gesù ha sulla nostra umanità segnata, inevitabilmente, dalla debolezza e dalla fragilità che, però, chiamate a diventare il luogo di una vera relazione tra la creatura e il Creatore in cui si consuma e si rinnova di continuo il miracolo dell'alleanza... del camminare insieme tra Dio e l'uomo. Non per altro André Chouraqui ama tradurre <beati> con il francese <en marche/in cammino>. Paolo non fa che confermare questa nostra vocazione essenziale e sostanziale a lasciarci guardare da Dio accettando di elevare il lo sguardo del nostro cuore: <cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo alla destra di Dio, pensate alle cose di lassù> (Col 3, 1-2). Non ci inganni quel <lassù> cui siamo invitati a volgere i passi della nostra vita: esso non è altro che il frutto del mistero pasquale di abbassamento e di impoverimento senza il quale non è possibile partecipare alla beatitudine di Dio. Subito, infatti, l'apostolo aggiunge e chiarisce quale sia l'unica via di questa elevazione: <Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio! Quando si manifesterà Cristo, la vostra vita, allora anche voi sarete manifestati con lui nella gloria> (3, 3-4). Le beatitudini non sono altro che un vivere la propria esperienza non per se stessi ma <a causa del Figlio dell'uomo> (Lc 6, 22) e diventano così il criterio di appartenenza o meno al regno di Dio inaugurato dalla parole e dai gesti del Signore. Anche oggi il testo di Luca si offre come una porta coi suoi due battenti - <beati voi> da una parte e di <guai a voi> dall'altra – e ci rivela il varco attraverso cui possiamo riconoscerci e riconoscere la nostra appartenenza a Cristo Signore: <poiché non c'è più Greco o Giudeo, circoncisione o in circoncisione, barbaro o Scita, schiavo o libero, ma Cristo è tutto in tutti> (Col 3, 11). Per questo <Le Beatitudini proclamano la grande felicità di Dio, così come il Signore Gesù l'ha sperimentata nel più intimo del suo essere. Esse sono la Buona Novella di un amore divino che nulla di umano può giustificare né misurare. Questo amore assolutamente gratuito è il mistero stesso di Dio>[1]. Non ci resta che entrarvi e rimanervi pensando sempre <alle cose di lassù> (Col 3, 2) assumendo quelle di quaggiù.

 

[1] E. LECLERC, Le Royaume caché, DDB, 1978. p. 58.