AVVENTO 2019

L’autunno si spoglia dei suoi colori e si prepara a lasciare il posto all’inverno. Spesso, all’inizio del giorno, ai piedi delle colline, intorno ai fossati e nei prati a nord, la brina imbianca la terra avvolgendo ogni stelo d’erba, ogni foglia caduta. Intorno tutto sembra rallentare. L’aria densa e il paesaggio spoglio diventano uno scenario prezioso dell’avvento. Mi piace stare a guardare il tempo, nel tempo; cercare di imparare qualcosa dallo sguardo esteriore per affinare quello interiore. Questo mio tempo presente è un tempo spoglio, defilato. Da anni sono cadute come foglie le illusioni fragili. Deboli retaggi religiosi, carattere informe, desideri di poca consistenza, hanno costruito una cornice vuota. Le voci particolari dell’intimo si sono disperse dentro rumori generici. Non ho stagionato abbastanza il legno della mia umanità e ho tirato una veloce mano di vernice senza usare un buon trattamento impregnante. Le mie parole dicono poco e i gesti paiono striminziti, senza consistenza. Eppure vive qualcosa di caldo in questo tempo apparentemente freddo. Da anni, la domenica mattina partecipo all’eucaristia in una parrocchia di un paese a una decina di chilometri dal mio, alle otto della mattina. Non vado per qualche legame o motivo particolare. E’ una liturgia molto modesta, partecipo in disparte, da sconosciuto di passaggio. Nella mia piccola parrocchia, per anni, sono stato tra i cosiddetti impegnati. Poi ho incominciato a scivolare verso questa mia latitanza e mi è difficile immaginare un ritorno a legami e schemi di un tempo. Mi manca generosità, lo spirito di sacrificio scarseggia, la speranza ha un respiro corto. Se un talento mi era stato dato, di certo l’ho sotterrato, ma non so nemmeno dove. E anche domenica scorsa, come al solito, mi sono alzato presto per andare alla celebrazione nel solito paese. Mi piace sempre l’ora mattutina del primo giorno dopo il sabato. Mi piace viverla sommessamente quasi di nascosto. La giornata era serena e nel cielo ancora grigio luccicavano scie di aerei, la brina creava un paesaggio tutto suo. C’erano pochissime auto in giro e gli alberi spogli, persi i colori sfumati del primo autunno, sembravano soldati austeri lungo i fossati della piccola valle. La terra era dura, quasi gelata. Le siepi con grande compostezza sopportavano il freddo. Mi sono fermato ai bordi della strada, vicino a una carraia. Guardavo quel piccolo universo intorno a me: campi, siepi, piccoli boschi, alberi solitari, tappeti di foglie, arbusti, un fossato, una casa in lontananza, una stalla. C’era un grande silenzio.

Ho un legame sempre più forte con i paesaggi, non solo con quelli di un certo fascino. E’ un legame intimo, leggo e ascolto in loro i racconti immaginati del mio animo, quasi un vivere altrimenti per sopperire alle negligenze. Ogni carraia mi narra storie di attese e passaggi. C’era un grande silenzio. Mi guardavo attorno. Tutto sembrava immobile e tutto sembrava vivo. Anche in un piccolo lembo di terra pulsa il mistero dell’universo. Pensavo a tutta la mia pochezza, eppure sentivo dentro una gioia inspiegabile. Vibrazioni di presenze e assenze.

Mi venne in mente una pagina mai dimenticata, una pagina di Carlo Levi in “Cristo si è fermato a Eboli”.

Nel libro, l’autore narra, in una forma sobria e scevra da ogni ricercatezza, gli anni  del suo confino in una terra lontana e arcaica. Una notte si trovava in una casa di poveri contadini ad assistere un morente, era medico. Ricorda:

…Il fuoco del camino oscillava, guardavo le lunghe ombre muoversi come mosse da un vento, e le tre figure nere dei cacciatori, coi cappelli in capo, immobili davanti al focolare. La morte era nella casa: amavo quei contadini, sentivo il dolore e l’umiliazione della mia impotenza. Perchè allora una così grande pace scendeva in me? Mi pareva di essere staccato da ogni cosa, da ogni luogo, remotissimo da ogni determinazione, perduto fuori del tempo, in un infinito altrove. Mi sentivo celato, ignoto agli uomini, nascosto come un germoglio sotto la scorza dell’albero: tendevo l’orecchio alla notte e mi pareva di essere entrato, d’un tratto, nel cuore stesso del mondo. Una felicità immensa, non mai provata, era in me, e mi riempiva intero, e il senso fluente di una infinita pienezza.”…..

Perché mai, pensando di scrivere qualcosa come segno di comunione per l’avvento, mi sono messo a scrivere queste cose? C’entrano qualcosa? Non lo so. Anche nelle fragilità persistenti e nei piccoli e ripetuti fallimenti quotidiani, il Signore viene. Si respira una forte comunione in certi momenti di solitudine, in certi momenti inutili, di estraneità. Non fai niente, guardi una strada, un argine pieno di foglie, l’orizzonte sfumato delle colline, e senti una voce di silenzio sottile irrorare ogni tristezza. Il Signore viene anche in una zolla di terra gelata nei mattini di dicembre.  Qualcuno tenta di raccontare a un cuore ansimante, scarso d’amore, le soglie di un mistero che vive in noi e in tutto ciò che ci circonda. C’è qualcosa di straordinario che ci attraversa…Povere parole cercano un foglio, quasi un confessare d’essere vergine stolto, neppure a elemosina d’olio, ma spesso a sperare che quel filtrare, ogni tanto, di piccola luce non sia da porta chiusa, ma da porta socchiusa…

“La sentinella nella veglia 
invoca il giorno dalla notte
volgiamo gli occhi al Dio con noi
il suo splendore ci pervade.”

Così scrivevo anni fa. Così potrei scrivere anche oggi. Passano gli anni e mi è difficile non fare i conti con troppe negligenze, fallimenti. Sento una grande fragilità. E altre vicissitudini mi stanno rosicchiando. Mi aggrappo ancora una volta a questo tempo d’avvento, tempo del macerare. E come ogni anno mi aggrappo anche da lontano ai diversi cammini di fratelli e sorelle che in qualche modo aiutano la mia debolezza nel cercare il suo Volto.

Silvio Monica

Una risposta a “AVVENTO 2019”

  1. Le farfalle di DIO

    Ho ricevuto questo bellissimo testo come una leggera farfalla posata sul mio cuore, come un fiocco di neve o un dolce sorriso!… e queste parole hanno anche illuminato la gioia dell’anima mia.
    Si, siamo immersi nello Spirito, niente è vuoto… ma… non lo sappiamo sempre… però il “Cristo si ferma per noi” e ci chiama come un eco in montagna per farci scoprire la luce meravigliosa del suo viso.
    “Hai le parole di vita eterna” diceva Pietro al Signore (Gv 6,68)
    … questa testimonianza poetica fa parte della “vita eterna”…
    GRAZIE !

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