Perdonate questa intrusione.

Potrà sembrare strano o forse irriverente, accostare Maria ai muretti a secco di tanti paesaggi che regalano una sobria bellezza anche ai paesaggi interiori. Ma è quello che mi è venuto di fare. Muretti a secco di zone ripide costruiti con arte e pazienza per poter coltivare qualcosa, muretti a secco di colline semplici che segnano sentieri e sostengono argini, che permettono passaggi e incontri. Tra questi muretti nascono mille fiori selvatici, spontanei e delicati, dove la povertà si fa bellezza e la bellezza povertà. Ma ora va di moda costruire altro genere di muri non solo di sassi, muri che dividono, che escludono, che giudicano, che separano…muri che difendono presunte identità e dottrine ma che non so se meditano, custodiscono e annunciano la Buona Notizia… Ed è per questo che in questi tempi che, oltre al vedermi patire alcune vicissitudini personali, mi vedono avvilito per questo desiderio di inimicizia se non di barbarie che si respira sia a livello sociale che religioso, oso questa mia invadenza, per aggrappare i miei poveri e spesso mediocri aneliti e pensieri alle comunità monastiche che, anche da lontano, stimo e apprezzo tanto. Scusate ancora.

Silvio

Maria
Madre del Signore
la tua fede ci guida.

Volgi il tuo sguardo
verso i tuoi figli
“Terra del cielo”

La strada è lunga
e su di noi la notte scende
intercedi presso il Cristo
“Terra del cielo”

(qualche annotazione a cuore aperto)

I paesaggi ci parlano
mai uguali
mai diversi.
Luci sfumate e sfumature di luce.
In un gioco di specchi
riflettono
le albe e i tramonti
le luci e le tenebre
le strade e i deserti
che abitano dentro di noi.

Non basta la speranza del mattino
se non c’è, più sofferta,
quella della sera.
Non basta la solitudine
non basta la comunione
se una non accoglie l’altra.

E nel camminare
scrivo
senza inchiostro
infiniti racconti.
Tutto quello non vivo
ma che in me
vive.

Nel cammino
a volte
le zone oscure
sono la nostra salvezza.

Ogni tanto
parlo con i sassi
e con gli alberi.
Con i paesaggi
poi
sono lunghe confidenze.
Dovrei farlo più spesso

Corrono le nuvole
mentre cala la sera.
Non si sa se
son speranze che vanno
o speranze che vengono.

Molta vita
si muove nascosta,
non meno vera.
Viaggia su altri binari.
Ha colori e sfumature
pensieri e profumo
ferite e desideri
che gli altri
non possono vedere.
Qualcuno la giudica, altri la incasellano
È forte la brama di suggerire a Dio.
Molta vita
si muove nascosta,
non meno vera.
Viaggia su altri binari.
Fortunatamente,
è guardata da Dio,
quello vero
non quello che diciamo di conoscere.

Camminare insegna
che
non c’è una sola strada
e che a volte
si può tagliare per il campo.
Camminare insegna
che
anche senza motivo
è molto bello allungare il tragitto.
Camminare insegna
che
anche una sosta è camminare.
Camminare insegna.
Con pudore
tutto si può abbracciare.

La terra confina con il cielo
il cielo con la terra.
Anche noi siamo fatti di terra e di cielo.

Lieve e indelebile
l’impronta
nel nostro profondo:
traccia
unica e personale,
custodia preziosa
di echi inspiegabili.
Delicata
a rischio degrado
fiammella sottile
in balia di troppi respiri,
lei
unico respiro autentico.
Consola non poco
saperla impressa da Dio,
anche se duole
molte volte
di Lui,
il silenzio.

Un cane da guardia
mangia e dorme,
abbaia e difende.
Ma non canta e non gioca
non lecca il volto
dell’ospite inatteso.

Dopo tanto tempo ho incontrato Ibrahim.
Da anni
vende libri del Senegal
davanti alla libreria.
Ci siamo parlati un poco
facendo colazione.
Nel camminare ci siamo abbracciati.
La gente ci guardava.
Da tanto tempo non mi sentivo così felice.

C’è un segreto prezioso
nascosto dentro di noi.
Non lo si vede
nel sole abbagliante del mezzogiorno.
Lo scorgi appena
nelle prime luci del mattino.
Lo senti vibrare
nell’acuta nostalgia della sera.

In qualche modo, senza volerlo,
ci hanno insegnato
a non desiderare ciò che desideriamo
a non vivere ciò che vogliamo vivere.
ma così
abbiamo buttato via
un patrimonio
e forse
non siamo neppure
diventati migliori.

Certi paesaggi e certi silenzi
hanno parole
che le parole non hanno.

Sin da quando ero bambino
e guardavo la luna dalla vecchia porta dei nonni
e sognavo favole vere contemplando la neve,
sapevo che non avrei combinato niente
…speravo d’amare e d’essere amato.
Cos’altro dobbiamo fare
se non sperare d’amare, d’essere amati?

Verranno
torneranno tempi
in cui
si potrà ancora sognare
e i muri saranno
muretti di sostegno
per aprire sentieri,
coltivare ulivi e viti
permettere passaggi, incontri…

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