Imparare a morire

<Se vuoi restare resta – le dico nella certezza che una parte di lei possa per qualche via imperscrutabile sentirmi – se vuoi andare vai. Ma se decidi di andare, vola nella Luce sapendo che sei stata una grande madre e una grande donna, che devo a te molto di quello che sono, che eri a tuo modo una persona illuminata.

E se voli via, concentrati nella Luce che ti convoca, slanciati verso di Essa, non badare a coloro che piangeranno, a chi ti toccherà bruscamente per svestirti e rivestirti. Se vuoi andare via, vola libera Luce>.(1)

Oggi, facciamo memoria – com-memoriamo – i Fedeli defunti: così ci dice la Chiesa attraverso la liturgia; in particolare, poi, ognuno di noi ricorda i familiari, gli amici, i compagni di viaggio che con noi hanno fatto un pezzetto di strada, la strada di questa vita che ciascuno di noi è chiamato a percorrere… e non da solo! Èper questo che facciamo visita alle loro tombe, al cimitero, luogo in cui c’è come “un resto” di chi abbiamo amato. Ciascuno di loro si è portato via qualcosa di noi; la loro morte ci ha strappato qualcosa, dalla nostra carne, dal nostro cuore e questo ci fa vivere la morte con grande tristezza e sofferenza, e, in questo tempo, addirittura con rimozione.

Allora questa festa potrebbe essere anche l’occasione per “avvicinarci” alla morte, una realtà che è così parte della nostra vita, tanto che nessuno può fuggirla e prima o poi arriva; insomma, bisogna prepararsi ad attraversarla, forse ad accoglierla, in qualche modo a poterla nominare, come ha fatto un piccolo-grande uomo quale fu Francesco, “Sorella”!

Proprio in queste settimane, avvicinandoci alla fine dell’anno liturgico, i Vangeli, che accompagnano la Liturgia della Parola quotidiana, ci parlano della venuta del Signore: <Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. […] Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo.> (Lc 12,35-36.40). Non è un modo per metterci paura, non è dal Signore Gesù! Egli spesso nei Vangeli ci sollecita invece ad avere coraggio. L’invito è a vigilare, restare desti, presenti all’oggi, cioè consapevoli che l’essere radicati nel presente, vivendo appieno di questa vita, ci chiede di avere un orizzonte ampio che contempli anche i limiti di questa vita, il Limite della vita: la morte. Lo stesso san Benedetto, nella sua Regola, fa menzione della morte al cap. IV, tra gli strumenti delle buone opere: <Avere ogni giorno presente davanti agli occhi la imminenza della morte>.

La rimozione della morte, da parte della nostra cultura contemporanea, è dovuta al tentativo di rimozione del limite. Eppure sappiamo bene che ciascuno di noi è chiamato quasi quotidianamente ad affrontare delle piccole o grandi “morti”, che sono i fallimenti di ciò che desideriamo, amiamo e viviamo, a volte con tutto noi stessi. Il limite è parte costitutiva della nostra creaturalità e questo, troppo spesso, cerchiamo di nascondercelo, dimenticarlo. Ecco perché è necessario imparare a morire, e a partire proprio dagli appelli che la vita ci pone davanti ogni giorno, attraversando quindi le nostre piccole morti, per essere pronti un giorno all’incontro con sora nostra morte corporale.

Ma per imparare a morire, che non è cosa leggera, come discepoli vigilanti del nostro Signore Gesù Cristo, possiamo metterci alla sua scuola, nella certezza/speranza che le morti, la Morte non è l’ultima parola sulla vita: <Se moriamo con lui, con lui anche vivremo> (2 Tm 2,11); il Signore in questo ci rassicura: <E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.> (Gv 6, 39-40). “Vedere e credere” è ciò che può muoverci ad attraversare, non senza sofferenza, le nostre piccole morti, la morte di chi amiamo, fino ad attendere la nostra che prima o poi arriverà, quasi come un ladro o, forse meglio, come uno sposo (cfr Mt 25,1).

fr. Andrea Serafino

1. Sulla Morte, Angelo Tonelli, Ed. La Parola, 2017 Roma.

Una risposta a “Imparare a morire”

  1. “… La morte è la curva della strada
    Morire è solo non essere visto.
    Se ascolto, sento i tuoi passi
    esistere come io esisto
    La terra è fatta di cielo.
    Non ha nido la menzogna
    Mai nessuno s’è smarrito
    Tutto è verità e passaggio.”

    (F. PESSOA)

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